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Indice e carico glicemico L’australiano Atkinson
(Atkinson FS, McMillan-Prince JM, Petocz
P, Brand-Miller JC. Physiological validation of the concept of glycemic load in
mixed meals over 10 hours in overweight females. Asia Pac J Clin Nutr 2004;13(suppl):S42) ha potuto
studiare donne in sovrappeso e obese, e ha precisato che il concetto di carico
glicemico (cioè la quantità complessiva di carboidrati introdotta) ha una sua
definitiva validazione scientifica. Un alto carico glicemico determina infatti
una modifica sostanziale verso l’alto dei valori di insulina circolante,
contribuendo quindi (in modo anche indipendente dall’indice glicemico) a
incrementare l’adiposità e l’infiammazione.
Proviamo ad
analizzare quanto appena scritto per renderne il significato accessibile a
tutti. Prima di tutto è importante capire la differenza tra carico glicemico ed
indice glicemico, cosa non banale ma significativa per essere consapevoli di
quanto accade nel nostro organismo quando mangiamo.
L’indice glicemico di un cibo ci
fornisce un’idea sulla capacità di una sostanza di innalzare la nostra glicemia.
E’ infatti un indice che quantifica l’efficacia della componente zuccherina
di un alimento nel far crescere il livello di zuccheri del nostro sangue. Il carico glicemico è invece un valore
che si ottiene rapportando l’indice glicemico di un certo cibo alla sua
porzione media e alla frazione zuccherina effettivamente contenuta all’interno
di quell’alimento. Introdurre il concetto di carico glicemico ci
costringe a: ----- farci un’idea della
“porzione media” di un cibo ---- riflettere sul
fatto che mangiare un alimento di indice basso non ci farà bene, se di questo
alimento ne assumiamo una porzione gigantesca: l’effetto sull’insulina sarà
comunque alto. In altre parole, non dobbiamo spaventarci se
un cibo (ad esempio il melone) ha un alto indice glicemico: poiché la
percentuale di zuccheri del melone è molto bassa (dato che è quasi tutto
composto di acqua) il suo carico sarà bassissimo, e potremo mangiarne in
quantità senza che l’insulina ne sia disturbata. Al contrario un alimento secco
e concentrato (come lo zucchero bianco o come un biscotto secco di farina
bianca), se ha un indice glicemico alto diventa molto pericoloso, perché il suo
carico glicemico sarà parimenti elevato anche per quantità modeste. Questo è uno dei motivi per cui la frutta
viene liberamente consentita anche fuori dai pasti durante dietaGIFT: l’effetto
sulla glicemia è ridottissimo. Numerosi esperimenti hanno documentato, su cavie, come la
longevità e la salute aumentino immediatamente, con la sola riduzione delle
razioni alimentari di circa un terzo. E’ una considerazione importante. La
qualità degli alimenti ha grande valore, ma non c’è buon cibo di alcun genere
che, consumato in eccesso, non possa farci male. Mangiare tanto ci fa invecchiare, richiede al nostro corpo
un impegno continuo di tipo immunitario e di disintossicazione, impegna i
nostri organi emuntori, appesantisce le nostre giornate con lunghi tempi di
digestione. Non c’è dieta di nessun genere che possa garantire la salute con un’alimentazione quantitativamente eccessiva. Fissata una volte per tutte questa evidenza, vediamo
l’applicazione pratica di quanto sopra esposto. Tenere sotto controllo gli alimenti ad alto indice glicemico
significa costruirsi mentalmente una tabella contenente i cibi incriminati,
evitandoli tutte le volte che ciò sia possibile. Purtroppo però succede molto
spesso che questi alimenti (per esempio lo zucchero raffinato) siano nascosti
in altri cibi apparentemente più sani. Occorre quindi sapersi districare in
mezzo a questi trucchi. Proviamo dunque a fare un primo elenco di cibi “pericolosi”, per imparare a tenerli d’occhio. Se ricerchiamo la calma insulinica, teniamoci il più possibile lontani da:
(Liberamente tratto dai testi di Luca e Attilio Speciani) |
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