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    Erboristeria e Fitoterapia

Un po' di storia ...

Da sempre, l'uomo, ha usato le piante e le erbe per curarsi e cercare sollievo dai maleseri che lo affliggevano.
Le prime osservazioni sono certo derivate  dall'effetto di quelle che venivano utilizzate a scopo alimentare e dall'attenzione verso le proprietà che venivano così scoperte.
Le prime grandi civiltà, gli Egiziani, i Greci, i Mesopotamici, avevano funzionari e studiosi che raggiunsero livelli altissimi in questi studi. Nell'imbalsamazione venivano usate le  resine e questo ci fa capire come già fossero note le loro proprietà antibatteriche ed antifermentative.
Ippocate (460 a.
tavola ippocastagnoc.) viene ancora oggi considerato il padre della medicina moderna e scrisse il suo 'Corpus Hippocraticum' esponendo le conoscenze mediche sull'uso delle piante medicinali (officinali).
Già nel primo secolo, il famoso chirurgo greco Dioscoride aveva scritto 'De materia Medica' mettendo in cinque volumi le sue conoscenze in farmacopea (qui la prima ricetta per un preparato contro la tosse).
I farmacisti confezionano ancora oggi  preparati chiamati 'galenici' in onore, appunto di Galeno (150 d.c.)che per primo ebbe l'idea di miscelare le erbe medicinali per esaltarne le proprietà. Altri grandi medici dello stesso periodo hanno lasciato la loro indelebile impronta scrivendo trattati sull'uso delle erbe, tra loro soprattutto Cornelio Celso (De re Medica) e Plinio il Vecchio (Historia Naturalis).
Certo un grande impulso alla diffusionedi questi testi si ebbe soltanto molti secoli dopo, nel 1500,  quando l'invenz
ione della stampa ne permise la diffusione e lo studio da parte della popolazione.
 Ecco quindi nuove sc
operte ed i primi trattati di anatomia (Botallo, Falloppio, Morgagni) fino ad arrivare al 1900  con la scoperta delle penicelline da parte di Pasteur ..... sempre e comunque partendo dall'uso (inizialmente casuale) di erbe e piante medicinali.
Ad oggi molte delle molecole chimiche usate nella farmacologia hanno origine da preparati vegetali ed anche se sono ormai completamente sintetiche hanno certo preso spunto dalle proprietà di piante che venivano anticamente usate dai primi medici.

Fitoterapia

La Fitoterapia  è quindi antichissima ma, nel tempo, ha arricchito le sue competenze e scoperto nuovi metodi di utilizzazione delle piante medicinali. E' definita come una pratica terapeutica che utilizza prodotti il cui principio attivo  è costituito da una droga  o da una preparazione vegetale.

E' importante precisare che per droga si intende quella parte della pianta nella quale risiedono la maggiore quantità di principi attivi e, a seconda del tipo di vegetale che stiamo trattando, può esere costituita dai fiori, la corteccia, le radici, le foglie ecc...
I principi attivi sono costituiti dall'insieme di composti chimici che prendono il nome di  fitocomplessi e le cratteristiche terapeutiche dipendono, spesso, sia dalla presenza delle singole molecole, sia dalla loro capacità di interagire. Potremo quindi dire che le proprietà di una singola molecola vengono esaltate 
dalla presenza di altre in una miscela che da origine a processi sinergici difficilmente riproponibili con farmaci ottenuti per sintesi, in laboratorio.
Se l'uso curativo dei vegetali ha certo origine dalla casuale osservazione degli effetti causati da quelli che venivano utilizzati a scopo alimentare, con il progredire delle conoscenze scientifiche si è scoperto a cosa fosse dovuta l'efficacia  dei fitocomplessi ed abbiamo una branca della farmacologia che studia gli effetti delle groghe: la farmacognosia.
Ad oggi, la stragrande maggioranza delle molecole conosciute per essere biologicamente attive, hanno origine naturale e di queste circa un quarto hanno origine vegetale. In taluni casi abbiamo constatato che la molecola vegetale può essere analoga a quella animale come nell'esempio di alcune specie di pini che producono testosterone, l'ormone tipicamente maschile responsabile delle funzioni sessuali maschili.
Molte delle molecole chimiche usate attualmente hanno come capostipite un fitocomplesso come ad esempio l'aspirina (acido acetil-salicilico estratto dal salice),  il lanoxin (diossina estratta dalla digitale), ed infinite altre in tutte le classi, dagli antinfiammatori agli antiaritmici, dai narcotici agli anestetici.

Norme per alcune preparazioni

fiori secchiLa conservazione delle piante si fa ponendole, dopo averle seccate al sole, all'ombra o al forno (secondo i casi), in scatole di latta o di legno, ben coperte e tenute in luogo asciutto o dentro a sacchetti di carta colorata.

Il the, infuso o infusione  si usa, di regola, per le piante aromatiche ed odorose, delle quali è necessario conservare l'essenza che è la parte più attiva e che si perderebbe con la bollitura. Questa bevanda si prepara versando acqua bollente in un recipiente nel quale  sia stata messa prima la pianta sminuzzata (fresca o seccata), coprendolo e lasciando 'riposare' per almeno 15 minuti prima di filtrare e bere. Per le dosi, quando non indicate, si ritiene sufficiente un pizzico, ossia 9 gr circa. 

La tisana si prepara in maniera analoga all'infusione ma si utilizza una miscela di più piante medicinali con proprietà omogenee e sinergiche (ossia capaci di interagire potenziando gli effetti dei principi attivi) con l'aggiunta di un correttore del sapore in modo tale da migliorarne il sapore.
decotto mele

Il Decotto  consiste nel far bollire la pianta per 20/30 minuti ed anche più. Le parti dure e legnose (radici, rami) si mettono a bollire prima delle parti molli (fiori , foglie), le quali si aggiungono quando le prime  si sono fatte bollire per 20 e più minuti secondo i casi. In genere più a lungo si fanno bollire e più è efficace il decotto.

Gli impacchi  si fanno immergendo asciugamano o salvietta o altro panno simile, piegato più volte, nel decotto che si vuole usare. Si applica  (un po' spremuto) caldo o freddo sulla parte da trattmortaioare.

Le polveri  si preparano pestando in un mortaio di metallo le piante secche o le loro parti, fino a ridurle il più fine che sia possibile. Mancando  il mortaio si possono macinare nei comuni macinini da caffè o da pepe, stringendo al di sotto la vite, affinchè vengano più fine le stesse piante, ridotte prima in piccoli pezzetti.
Si somministrano sciolte in acqua, con il miele o la marmellata, in cachet di amido, per aspersione sulla pelle.
   

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